BOGIANEN 8 Syracusae Syracusarum

IMG_20220613_174703 (2)IMG_20220613_174805 (2)                                          di Annalisa Rabagliati

Quante volte nella nostra vita di studenti ci siamo imbattuti nel nome di questa città in una versione dal Latino! E ora capiamo perché. La città di Siracusa, fondata dai Corinzi scacciando i Siculi di un villaggio preesistente, era diventata così grande e importante da competere con Atene e Cartagine!

 
Ricca, popolosa e suddivisa in cinque parti (tra cui Ortigia e Neapolis) fece gola anche ai Romani, che la conquistarono, nel 212 avanti Cristo, dopo un duro assedio, durante il quale perse la vita il suo cittadino più illustre, Archimede, nonostante avesse inventato gru e macchine con specchi per resistere agli invasori. Nel parco archeologico della Neapolis vediamo testimonianze di epoca greca e romana: il teatro greco dove allora come oggi si poteva assistere a spettacoli teatrali per tutti i cittadini e l’anfiteatro romano, grande quasi quanto l’Arena di Verona, in cui si tenevano giochi circensi e combattimenti di gladiatori. La nostra guida, innamorata del mondo greco, ci fa notare la differenza tra le due culture.

 
C’è però da dire che le epoche antiche erano molto cruente e la vita dei prigionieri di guerra anche a Siracusa non era tenuta in gran conto. Nelle Latomie, le cave di pietra che osserviamo nel parco archeologico, (latomia significa pietra spaccata), settemila prigionieri di guerra ateniesi, cui era stato concesso di vivere dopo la sconfitta, ma ridotti in schiavitù, furono costretti a spaccare la montagna per ricavare pietra da costruzione e morirono di orribili stenti.

 
Nella Latomia del Paradiso, dove c’è una frescura introvabile altrove perché raggiunge i 45 metri di profondità, visitiamo una grotta chiamata “Orecchio di Dionisio” per la sua acustica. Dionisio fu uno dei più crudeli tiranni di Siracusa, che, secondo una leggenda, ascoltava, grazie a questa proprietà della grotta, i discorsi degli schiavi per controllarli e punirli.

 
Nell’orecchio di Dionisio c’è davvero una tale acustica che la guida ci invita a cantare per rendercene conto. E io vengo presa dalla nostalgia acuta del mio coro. Penso che se ci fosse Roberto, il maestro, avremmo già cantato “A Turin a la reusa bianca”, come abbiamo fatto in diverse parti del mondo. Allora propongo ai compagni di viaggio di cantare qualcosa insieme, pensando a un brano popolare siculo. Alcuni accettano la sfida, senza paura di affrontare il giudizio impietoso degli astanti, anzi, una signora mi chiede di intonare proprio “A Turin”, l’inno dei bogianen e io, mentre cantiamo, sono sicura che in questo momento Roberto e i coristi, che sono in trasferta a Venezia, lo stanno cantando in qualche campiello. Qui, nell’Orecchio di Dionisio, si saranno forse già esibiti cantanti famosi, ma noi lo facciamo col cuore, non per esibizione, e il nostro canto, che è diventato quello dell’emigrazione per antonomasia, (è la versione antica di “Mamma mia, dammi cento lire”), viene ascoltato per la prima volta in un luogo che causò a molti tanta sofferenza.

 
Intorno all’VIII secolo a.C. Siracusa (in greco Syrakousai, che deriva da palude in antico siculo) venne fondata in questa zona per la presenza importante di acque dolci, su cui esistono miti e leggende che si richiamano a ninfe, come Aretusa, che, mentre cercava di sfuggire ad Alfeo, cacciatore figlio di un dio (forse il notissimo Cacciator del bosco?), fu trasformata in fonte da Atena. Zeus si commosse non per Aretusa, ma per Alfeo (solidarietà di classe) e lo trasformò in fiume, permettendogli di versarsi nel mar Ionio e ricongiungersi così alla ninfa. Nella fonte Aretusa, una falda di acqua dolce a breve distanza dal mare, ammiriamo piante di papiro, che qui hanno trovato già dai tempi antichi l’habitat ideale. Il papiro, ora simbolo della città, fu molto importante nell’economia di Siracusa anticamente e con questa pianta ancora oggi l’artigianato locale produce carte artistiche.

 
La fonte Aretusa si trova nell’isola di Ortigia, il cui nome deriva dalla parola greca ortyx (quaglia). Cuore della città antica, vi si arriva tramite un ponte d’epoca umbertina che la collega alla terraferma. La città di Siracusa dopo la caduta dell’Impero romano fu , come tutta la Sicilia, dominata da Bizantini, Arabi, Normanni, Svevi e Aragonesi. Le varie civiltà lasciarono la loro impronta, che fu spesso inglobata nelle costruzioni successive, come risulta evidente nella cattedrale, ad Ortigia, in cui sono chiaramente visibili le colonne doriche di un tempio preesistente, dedicato ad Atena ( o Minerva per i Romani) col quale i Bizantini edificarono la chiesa cristiana, murando lo spazio tra le colonne.

 
All’esterno la cattedrale, dedicata alla Natività di Maria, è in stile barocco/rococò, ma, dentro, l’alternanza di colonne doriche e archi e nicchie medievali ti immerge in un’atmosfera storica contemplativa: sarà perché si prende coscienza che di qui è passata la storia con la vita di migliaia e migliaia di persone, sarà perché c’è un gran silenzio, quello che fuori, tra le vie e le piazzette che per me sanno di campielli veneziani, non c’è più, perché la vita presente pulsa vivace e allegra.

 
Torniamo al porto, tra Ortigia e la terraferma, e ci attende una sorpresa: l’organizzatrice ha affittato un battello per far compiere al gruppo un giro sul mare. Il battello è condotto da quello che noi bogianen chiamiamo una sagoma: un lupo di mare di mezza età, che, oltre a illustrarci a suo modo la storia e le bellezze di Siracusa, condendo il discorso di noterelle umoristiche, ma precise, ci offre un piccolo rinfresco con frutta deliziosa e vino bianco. Andiamo fino alla punta estrema di Ortigia ad ammirare il Castello Maniace, una fortezza voluta da Federico II di Svevia, lo “stupor mundi”.

 
Il mare calmo è blu intenso, il sole splende, la brezza ci rinfresca. Che volere di più? Un po’ di musica, certo! Ma non quelle inopportune musiche anglofone che ormai imperversano perfino nei documentari geografici ambientati in Italia, ma canzoni siciliane, tradizionali, allegre e un tantino maliziose di una audiocassetta del comandante. Ascoltandone una in cui una donna canta dei suoi pretendenti mi vengono in mente canti popolari piemontesi sullo stesso argomento. Per fortuna alcune donne del gruppo li conoscono e così li intoniamo insieme. E, sul mar Ionio, forse per la prima volta, le discendenti delle sirene di Omero possono ascoltare il canto delle (ex) sirene bogianen!

 
Al porto, prima di congedarsi perché il suo lavoro con noi è terminato, la nostra brava guida ci invita a visitare, se domani mattina troviamo il tempo, il caratteristico mercato che si trova nelle viuzze adiacenti. Ma il tempo è proprio quello che non avanza in un viaggio organizzato e già ora abbiamo dovuto interrompere la chiacchierata del lupo di mare per poter correre all’albergo in centro, dove troveremo in camera i nostri bagagli, trasportati con un furgoncino durante la nostra visita della città, siccome in Ortigia i pullman turistici non possono entrare.

 
L’albergo è in un lussuoso palazzo antico, in piazza Minerva, dietro la cattedrale. Ma rimandiamo i commenti di ammirazione perché in mezz’ora bisogna prepararsi e arrivare nella hall per andare tutti insieme a cena. Peccato che nella camera io e mio marito non troviamo le nostre valigie soltanto, ma anche altre due, di qualcuno che sicuramente le sta cercando. Provo a telefonare alla reception per comunicare l’errore digitando il numero 9. Nessun suono. Eppure solitamente è il numero della reception negli hotel. Proviamo con l’1? Niente. Lo zero? Neppure. Usciamo per andare di persona e, per fortuna, incrociamo i due tapini che stanno disperatamente cercando le loro valigie! Chiederemo poi il numero di telefono alla reception scoprendo che è 6165! Ovvio, no? Però la nostra stanza è magnifica, arredata con eleganti mobili antichi, peccato starci solo una notte ….

 
Arriviamo nella hall dopo aver potuto solamente lavarci il viso e cambiarci, mentre c’è chi giura di essere riuscito a fare una doccia in cinque minuti e chi è scocciato per non averla fatta pur di arrivare nella hall puntuale … ad aspettare l’arrivo degli altri. Problemi del viaggiare in gruppo!

 
Dopo cena ci saluta un suggestivo plenilunio sul mare, lo stesso che ritroviamo nel salotto di Ortigia, la piazza del Duomo, che con i suoi monumenti post terremoto del 1693 è considerata una tra le piazze barocche più belle d’Italia. Domani partenza per Catania. Ci sarai anche tu nel gruppo?

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BOGIANEN 8 Syracusae Syracusarumultima modifica: 2022-08-04T11:05:38+02:00da picci-teacher
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